Fotovoltaico e innovazione: la diffusione passa anche dalla
ricerca
Dalla possibilità di massimizzare
l’impiego del fotovoltaico, all’innovazione
tecnologica e le opportunità di sviluppo in vari ambiti,
il mondo della ricerca lavora
per studiare nuovi materiali e soluzioni per
dare ancora più slancio alla fonte solare. Quanto si sta facendo in Italia lo
illustra Paola Delli Veneri, responsabile
della Divisione Fotovoltaico Solare presso ENEA. Il progresso del fotovoltaico e l’innovazione tecnologica sono
due costanti nel percorso della fonte rinnovabile a più forte tasso di crescita.
«Consideriamo già solo quello in commercio: le celle in silicio, protagoniste
attuali e del prossimo futuro, si sono evolute sensibilmente già solo rispetto
a 10 anni fa». Si è passati da moduli la cui efficienza «non andava oltre il
17-18% a quelle attualmente sul mercato che raggiungono anche efficienze del
23-24%» IEA, nel suo report
Electricity 2026,
prevede che la produzione da fonti rinnovabili aumenterà di circa 1000 TWh
all’anno fino al 2030, con il solo fotovoltaico che rappresenterà oltre 600 TWh
di tale crescita. Paola Delli Veneri è un’esperta di riferimento per quanto
riguarda fotovoltaico e innovazione. Da anni svolge ricerca, focalizzandosi sul
progresso delle celle solari a base di silicio, perovskite e tandem
perovskite/silicio, nonché sullo sviluppo di innovative applicazioni fotovoltaiche
integrate. Inoltre, ENEA ha istituito il Registro dei Moduli Fotovoltaici, una piattaforma web per censire i pannelli solari ad
alto rendimento prodotti nell’UE. «È uno strumento che può supportare
meccanismi di incentivi e può contribuire a tracciare lo sviluppo della
produzione negli Stati membri EU di celle e moduli FV e più in generale
dell’evoluzione della tecnologia FV. Al momento risultano iscritti circa 147
moduli, con un incremento di 22 nuovi prodotti nei primi mesi dell’anno, a
riprova della dinamicità del mercato e del continuo miglioramento tecnologico».
Oltre allo sviluppo del fotovoltaico e all’innovazione tecnologica, c’è un altro elemento su cui lavora la ricerca italiana: come favorire lo sviluppo; una delle possibilità al vaglio riguarda l’agrivoltaico che richiede un approccio multidisciplinare. «A tale riguardo, sono coinvolte la facoltà di agraria dell’Università Federico II di Napoli e quella dell’Università di Bari. Esse stanno lavorando per valutare come monitorare la crescita delle piante sotto gli impianti fotovoltaici, ma anche come progettare delle serre fotovoltaiche con coperture semitrasparenti, realizzate per esempio con celle solari organiche, che permettano di assorbire una parte della luce per produrre energia elettrica e far passare la luce necessaria alla crescita delle piante. Un altro ambito su cui si ragiona è quello del fotovoltaico galleggiante. Si tratta di una soluzione non ancora sufficientemente sperimentata a causa delle criticità che ne hanno fino ad ora limitato la diffusione: la necessità di mettere a punto adeguate strategie progettuali che integrino anche competenze di ingegneria navale e idraulica; la limitata conoscenza delle prestazioni in ambiente operativo (ad esempio: affidabilità, resistenza meccanica; eventuali impatti sugli ecosistemi acquatici di tali impianti, in particolare se pensati per installazioni in mare). Inoltre, considerata la peculiarità del contesto italiano, in cui il tema della conservazione del paesaggio è cruciale, è fondamentale progettare possibili soluzioni per un ottimale inserimento del floating PV nel paesaggio marino.
«Il fotovoltaico ha, quindi, spazi per esprimere ulteriormente le sue potenzialità, anche per contribuire alla crescente elettrificazione dei consumi. Serve, però, un sistema, anche politico-istituzionale, capace di confermare e promuovere ulteriormente le condizioni per questo sviluppo. Personalmente, noto un certo dinamismo, dal mondo della ricerca a quello industriale. Vanno create le condizioni più opportune per far esprimere al meglio questo fermento, anche a livello europeo: è prioritario abbattere le barriere burocratiche che rallentano l’iter dei progetti e, al contempo, garantire investimenti certi che supportino lo sviluppo tecnologico e la penetrazione del mercato, trasformando le idee in infrastrutture efficienti», conclude Delli Veneri.
Oltre allo sviluppo del fotovoltaico e all’innovazione tecnologica, c’è un altro elemento su cui lavora la ricerca italiana: come favorire lo sviluppo; una delle possibilità al vaglio riguarda l’agrivoltaico che richiede un approccio multidisciplinare. «A tale riguardo, sono coinvolte la facoltà di agraria dell’Università Federico II di Napoli e quella dell’Università di Bari. Esse stanno lavorando per valutare come monitorare la crescita delle piante sotto gli impianti fotovoltaici, ma anche come progettare delle serre fotovoltaiche con coperture semitrasparenti, realizzate per esempio con celle solari organiche, che permettano di assorbire una parte della luce per produrre energia elettrica e far passare la luce necessaria alla crescita delle piante. Un altro ambito su cui si ragiona è quello del fotovoltaico galleggiante. Si tratta di una soluzione non ancora sufficientemente sperimentata a causa delle criticità che ne hanno fino ad ora limitato la diffusione: la necessità di mettere a punto adeguate strategie progettuali che integrino anche competenze di ingegneria navale e idraulica; la limitata conoscenza delle prestazioni in ambiente operativo (ad esempio: affidabilità, resistenza meccanica; eventuali impatti sugli ecosistemi acquatici di tali impianti, in particolare se pensati per installazioni in mare). Inoltre, considerata la peculiarità del contesto italiano, in cui il tema della conservazione del paesaggio è cruciale, è fondamentale progettare possibili soluzioni per un ottimale inserimento del floating PV nel paesaggio marino.
«Il fotovoltaico ha, quindi, spazi per esprimere ulteriormente le sue potenzialità, anche per contribuire alla crescente elettrificazione dei consumi. Serve, però, un sistema, anche politico-istituzionale, capace di confermare e promuovere ulteriormente le condizioni per questo sviluppo. Personalmente, noto un certo dinamismo, dal mondo della ricerca a quello industriale. Vanno create le condizioni più opportune per far esprimere al meglio questo fermento, anche a livello europeo: è prioritario abbattere le barriere burocratiche che rallentano l’iter dei progetti e, al contempo, garantire investimenti certi che supportino lo sviluppo tecnologico e la penetrazione del mercato, trasformando le idee in infrastrutture efficienti», conclude Delli Veneri.