Newsletter Settembre 2026 - Fotovoltaico e innovazione: la diffusione passa anche dalla ricerca - AEF

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Fotovoltaico e innovazione: la diffusione passa anche dalla ricerca

Dalla possibilità di massimizzare l’impiego del fotovoltaico, all’innovazione tecnologica e le opportunità di sviluppo in vari ambiti, il mondo della ricerca lavora per studiare nuovi materiali e soluzioni per dare ancora più slancio alla fonte solare. Quanto si sta facendo in Italia lo illustra Paola Delli Veneri, responsabile della Divisione Fotovoltaico Solare presso ENEA. Il progresso del fotovoltaico e l’innovazione tecnologica sono due costanti nel percorso della fonte rinnovabile a più forte tasso di crescita. «Consideriamo già solo quello in commercio: le celle in silicio, protagoniste attuali e del prossimo futuro, si sono evolute sensibilmente già solo rispetto a 10 anni fa». Si è passati da moduli la cui efficienza «non andava oltre il 17-18% a quelle attualmente sul mercato che raggiungono anche efficienze del 23-24%» IEA, nel suo report Electricity 2026, prevede che la produzione da fonti rinnovabili aumenterà di circa 1000 TWh all’anno fino al 2030, con il solo fotovoltaico che rappresenterà oltre 600 TWh di tale crescita. Paola Delli Veneri è un’esperta di riferimento per quanto riguarda fotovoltaico e innovazione. Da anni svolge ricerca, focalizzandosi sul progresso delle celle solari a base di silicio, perovskite e tandem perovskite/silicio, nonché sullo sviluppo di innovative applicazioni fotovoltaiche integrate. Inoltre, ENEA ha istituito il Registro dei Moduli Fotovoltaici, una piattaforma web per censire i pannelli solari ad alto rendimento prodotti nell’UE. «È uno strumento che può supportare meccanismi di incentivi e può contribuire a tracciare lo sviluppo della produzione negli Stati membri EU di celle e moduli FV e più in generale dell’evoluzione della tecnologia FV. Al momento risultano iscritti circa 147 moduli, con un incremento di 22 nuovi prodotti nei primi mesi dell’anno, a riprova della dinamicità del mercato e del continuo miglioramento tecnologico».
Oltre allo sviluppo del fotovoltaico e all’innovazione tecnologica, c’è un altro elemento su cui lavora la ricerca italiana: come favorire lo sviluppo; una delle possibilità al vaglio riguarda l’agrivoltaico che richiede un approccio multidisciplinare. «A tale riguardo, sono coinvolte la facoltà di agraria dell’Università Federico II di Napoli e quella dell’Università di Bari. Esse stanno lavorando per valutare come monitorare la crescita delle piante sotto gli impianti fotovoltaici, ma anche come progettare delle serre fotovoltaiche con coperture semitrasparenti, realizzate per esempio con celle solari organiche, che permettano di assorbire una parte della luce per produrre energia elettrica e far passare la luce necessaria alla crescita delle piante. Un altro ambito su cui si ragiona è quello del fotovoltaico galleggiante. Si tratta di una soluzione non ancora sufficientemente sperimentata a causa delle criticità che ne hanno fino ad ora limitato la diffusione: la necessità di mettere a punto adeguate strategie progettuali che integrino anche competenze di ingegneria navale e idraulica; la limitata conoscenza delle prestazioni in ambiente operativo (ad esempio: affidabilità, resistenza meccanica; eventuali impatti sugli ecosistemi acquatici di tali impianti, in particolare se pensati per installazioni in mare). Inoltre, considerata la peculiarità del contesto italiano, in cui il tema della conservazione del paesaggio è cruciale, è fondamentale progettare possibili soluzioni per un ottimale inserimento del floating PV nel paesaggio marino.
«Il fotovoltaico ha, quindi, spazi per esprimere ulteriormente le sue potenzialità, anche per contribuire alla crescente elettrificazione dei consumi. Serve, però, un sistema, anche politico-istituzionale, capace di confermare e promuovere ulteriormente le condizioni per questo sviluppo. Personalmente, noto un certo dinamismo, dal mondo della ricerca a quello industriale. Vanno create le condizioni più opportune per far esprimere al meglio questo fermento, anche a livello europeo: è prioritario abbattere le barriere burocratiche che rallentano l’iter dei progetti e, al contempo, garantire investimenti certi che supportino lo sviluppo tecnologico e la penetrazione del mercato, trasformando le idee in infrastrutture efficienti», conclude Delli Veneri.

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